Vista panoramica dal Monte Caggio sulla costa ligure, con la statua della Madonna e il Mar Mediterraneo sullo sfondo
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Monte Caggio nell’entroterra di Sanremo: un’escursione con una vista che ripaga ogni passo

Questa è la versione italiana di un articolo dal nostro magazine danese PLAKATfar.

Nell’entroterra, in alto sopra Ospedaletti, Sanremo e Bordighera, si trova uno dei punti panoramici più spettacolari della zona, con una vista immensa che avrete quasi sicuramente tutta per voi. Ma per arrivarci bisogna essere pronti a fare un po’ di strada.

Abbiamo camminato in montagna in molti luoghi e in molti Paesi, e ogni volta siamo curiosi di scoprire quanto la vista all’arrivo ripagherà la fatica. In Norvegia, per esempio, quasi sempre ne vale pienamente la pena, mentre in Austria ci è capitato di raggiungere la meta e ritrovarci a fissare una parete di fitte cime d’albero a dieci metri da noi. E degli orsi di cui ci avevano avvertito, naturalmente, neanche l’ombra.

Posso dirlo subito: questa escursione ci ha ripagati pienamente, sia per il panorama sia per l’esperienza. E considerando la grandiosità della vista, definirei il percorso facile. Ci si può stancare e bisogna essere pronti a camminare e ad arrampicarsi un po’, ma su un terreno tutto sommato semplice.

Trascorriamo parte dell’anno nel nostro appartamento a Ospedaletti, un piccolo angolo di paradiso tra Sanremo e Bordighera, sulla Riviera di Ponente, in Liguria, nel nord-ovest dell’Italia. Per questo dedichiamo parecchio tempo a esplorare la Valle Argentina e le montagne che proteggono le località costiere della zona, contribuendo a creare un clima davvero straordinario. Ed è proprio un luogo speciale.

Il meraviglioso clima di Ospedaletti, in Liguria

Agrumi sugli alberi a dicembre a Ospedaletti

Quel giorno, alla ricerca di nuovi luoghi interessanti, la nostra meta era la rovina della vecchia stazione intermedia di San Romolo, appartenuta a una funivia che un tempo trasportava i passeggeri da Sanremo, sulla costa, fino al Monte Bignone, lungo un tragitto di oltre sette chilometri. E quando ci troviamo già in una zona, controlliamo sempre se nei dintorni c’è qualcos’altro che merita una visita. È così che abbiamo notato Monte Caggio.

Leggi il racconto della nostra visita alla vecchia funivia di San Romolo

Sulla mappa appariva come un punto in mezzo al verde, senza strade visibili per raggiungerlo, ma con una splendida vista. Dovevamo andare a vedere. Si è però rivelato un po’ più complicato di quanto immaginassimo. Il problema era che non riuscivamo a trovare il punto da cui iniziare il percorso, così abbiamo guidato avanti e indietro sulle strade circostanti prima di individuare finalmente l’accesso. Probabilmente siamo stati noi a complicarci la vita, perché pare sia possibile parcheggiare a San Romolo e iniziare l’escursione direttamente da lì.

Mappa con il punto di partenza del percorso per Monte Caggio

Adesso non dovete commettere lo stesso errore. Lo abbiamo già fatto noi al posto vostro.

Alla fine troviamo questo cartello che indica Monte Caggio e, dato che la zona non è particolarmente frequentata, almeno non in primavera, è facile lasciare l’auto lungo la strada poco distante.

Parcheggio vicino al sentiero per Monte Caggio, in Liguria

Il percorso inizia su una bellissima strada lastricata, costruita con grande cura, che sale lungo il fianco della montagna serpeggiando tra gli alberi. In alcuni punti è ripida, ma è molto facile da percorrere. Immagino che con la pioggia la superficie possa diventare scivolosa, ma non posso dirlo con certezza. Per darvi un’idea del livello di difficoltà, potete vedere qui sotto le scarpe che indossavamo.

Va anche detto che non possediamo né scarponi né abbigliamento da trekking. Abbiamo sempre affrontato le escursioni con le scarpe che ci capitava di avere ai piedi quel giorno, il che, lo ammetto, ogni tanto ci ha lasciato con qualche dolore.

Il tratto lastricato del percorso verso Monte Caggio

Una volta “conquistata” la strada lastricata, si arriva a un sentiero sterrato che corre quasi in piano lungo il crinale. Qui si possono riposare un po’ le gambe prima che il percorso ricominci a salire. Quando succede, si incontrano un paio di tratti in cui bisogna spingere un po’ di più e sollevare le ginocchia più del normale. Niente di estremo, ma servono comunque gambe in condizioni discrete.

Il sentiero sterrato lungo il percorso verso Monte Caggio
Il tratto roccioso del percorso verso Monte Caggio

Su, su e ancora su. È così che si presenta l’ultima parte del percorso. Per molto tempo non c’è nulla che faccia pensare di essere vicini alla meta, finché non si arriva a un’antenna radio e a una semplice vecchia croce di legno. Per un attimo abbiamo pensato: “Tutto qui?” Per fortuna, no.

Appena cinquanta metri oltre l’antenna e la croce siamo arrivati al piccolo pianoro, dove davanti ai nostri occhi si è aperto un panorama incredibilmente bello.

Vista sulla costa ligure da Monte Caggio

Per un istante lascia davvero senza fiato.

Il giorno della nostra escursione soffiava da nord un vento fortissimo, che aveva reso la camminata piuttosto impegnativa. Eppure, una volta arrivati sul pianoro, non si muoveva nemmeno un filo d’aria.

Ci siamo seduti sulle rocce e siamo rimasti lì per un po’, in silenzio, semplicemente a guardare e ad assorbire il momento.

Con la statua della Madonna in primo piano, la vista spaziava da Saint-Tropez e Antibes fino a Ventimiglia e Bordighera, proseguendo verso le montagne alle spalle di Ospedaletti e Sanremo. E sullo sfondo, il blu del Mediterraneo.

Ne era valsa pienamente la pena per quella breve ora di cammino fino alla cima.

Come spesso accade con esperienze di questo tipo, è difficile capire quando si è visto abbastanza ed è arrivato il momento di iniziare la discesa. Ma prima o poi bisogna farlo: voltare le spalle a quel panorama grandioso e tornare verso il bosco, dove il vento forte ci soffiava ora dritto in faccia. E, come tante altre volte, mi sono stupito di quanto camminare in discesa, nei tratti più ripidi, possa essere più faticoso che salire.

Poco meno di un’ora dopo aver iniziato la discesa eravamo di nuovo accanto all’auto. Siamo scesi lentamente verso Coldirodi e poi siamo tornati al nostro appartamento a Ospedaletti. Lì abbiamo lasciato la macchina e proseguito a piedi verso il centro e i suoi bar, per concludere la giornata con un Aperol al Bar XX e lasciare sedimentare tutte le impressioni raccolte lungo il percorso.

Un brindisi con Aperol al Bar XX di Ospedaletti
È il momento di fare il bilancio dell’escursione a Monte Caggio

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