Nel 1936 entrò in funzione la funivia tra Sanremo e Monte Bignone. Era lunga circa 7,5 chilometri e all’epoca veniva considerata una delle funivie più lunghe del mondo. Il viaggio durava circa 40 minuti ed era suddiviso in più tratte, con diverse stazioni lungo il percorso, tra cui quella di San Romolo.
Nel 1981 la funivia venne chiusa, ufficialmente in via temporanea, ma non tornò mai più in funzione. Dell’impianto restano ancora diverse tracce e presso la vecchia stazione di San Romolo sono rimasti sia l’edificio sia una delle cabine.
Abbiamo un debole per le rovine e per il vecchio ferro arrugginito che la natura, poco a poco, si riprende. E dato che trascorriamo molto tempo in questa zona, naturalmente dovevamo andare a vedere.
Non c’è molto da vedere eppure qualcosa c’è
San Romolo. Sì, avete letto bene. La meta del giorno non era Sanremo, ma San Romolo, che si trova a circa 7 o 8 chilometri da Sanremo in linea d’aria. Non è certo un paese ricco di attrazioni. Ci sono un paio di bar, un parco un po’ malinconico nel centro dell’abitato e la zona viene utilizzata come punto di partenza per escursioni organizzate a piedi e in mountain bike sulle montagne alle spalle di Sanremo.
Ma nella zona si trovano anche le tracce della funivia tra Sanremo e Monte Bignone, inaugurata nel 1936. Pietro Agosti fu una delle figure centrali del progetto e, dato che per qualche motivo siamo piuttosto affascinati dalle vecchie strutture abbandonate immerse nella natura, una visita era quasi inevitabile, visto che trascorriamo comunque parecchio tempo nel nostro appartamento a Ospedaletti.
Due strade tra cui scegliere
Arrivando dalla costa mediterranea, le possibilità sono sostanzialmente due. Si può salire passando da Coldirodi oppure attraversando Sanremo. Noi siamo saliti da Sanremo e siamo tornati passando per Coldirodi.
Scegliendo la strada che attraversa Sanremo si scopre la città più autentica, lontana dalla zona turistica e curata intorno al porto e all’isola pedonale. Non che ci sia qualcosa di sbagliato in quella parte della città. Sono semplicemente due mondi diversi.
Dalla costa alla montagna in pochi minuti
Per gran parte della costa ligure, la stretta fascia pianeggiante affacciata sul Mediterraneo è compressa tra il mare e le montagne. A ovest di Genova si innalzano le Alpi Liguri, mentre verso est prosegue la catena degli Appennini. Detto in modo molto approssimativo.
Per raggiungere San Romolo bisogna quindi lasciare rapidamente la costa e salire verso le montagne. La salita comincia già nel centro di Sanremo, perciò ci si ritrova ad affrontare contemporaneamente tornanti e strette strade cittadine. Non c’è nulla di particolarmente drammatico, ma in compenso si scopre un lato molto autentico della zona. Non ovunque riescono a passare contemporaneamente nemmeno due Fiat 500 e non tutte le curve si possono affrontare senza qualche manovra avanti e indietro. Ma gli italiani al volante sanno essere molto disponibili e capiscono bene che bisogna lasciarsi spazio a vicenda, se non si vuole bloccare completamente il traffico.
Si attraversa la città abbastanza velocemente e poi non resta che godersi la strada di montagna quasi deserta, con i suoi numerosi tornanti. Non sono molte le persone che hanno motivo di andare a San Romolo nella vita di tutti i giorni. Il vantaggio è che, una volta arrivati, trovare parcheggio non è particolarmente difficile.

Nessun cartello. Nessun ingresso. Perfetto
Bisogna tenere presente che la vecchia funivia non è stata trasformata in un’attrazione turistica. Non troverete quindi un grande cartello con scritto "Stazione Funivia". A dire il vero, noi non ne abbiamo visto nemmeno uno piccolo.
Bisogna imboccare la strada sul lato opposto rispetto al parcheggio del parco. Da lì, tra gli alberi, si riesce a scorgere un vecchio pilone della funivia.
Non esiste nemmeno un ingresso ufficiale all’area. L’edificio è recintato e il cancello era chiuso quando siamo stati lì. L’impianto è visibile dalla zona intorno alla recinzione, ma le condizioni di accesso non sono chiare e naturalmente è necessario rispettare le delimitazioni e le proprietà private o comunali.

L’area dell’ex stazione della funivia di San Romolo
Un’idea che aveva davvero senso
La funivia entrò in funzione nel 1936 e collegava Sanremo a Monte Bignone attraverso diverse stazioni intermedie. Rimase in servizio per molti anni e all’epoca rappresentava un’opera importante, non solo a livello locale, ma anche dal punto di vista tecnico.
Non era nemmeno una delle tante idee stravaganti nate davanti a un espresso. Pietro Agosti fu una delle principali forze motrici del progetto e la funivia era stata concepita come un vero collegamento tra Sanremo e le montagne alle spalle della città. Non soltanto come attrazione, ma come sistema per portare le persone in quota senza obbligarle ad affrontare le strade di montagna.
All’epoca aveva perfettamente senso. Sanremo era già una località turistica affermata e c’era un chiaro desiderio di ampliare ciò che la città poteva offrire. Non soltanto mare e passeggiate sul lungomare, ma anche aria fresca, panorami e natura. La funivia permetteva di raggiungere Monte Bignone dalla città in circa 40 minuti ed era utilizzata sia dai turisti sia dagli abitanti della zona.

Come è scomparsa senza fare rumore
La funivia rimase in funzione per molti anni e trasportò moltissime persone senza particolari problemi. Ma, come spesso accade con impianti di questo tipo, con il tempo cominciarono a emergere le difficoltà. La struttura diventava sempre più vecchia e costosa da mantenere. Nel frattempo cambiarono anche le abitudini di trasporto e l’automobile rese più semplice spostarsi nella zona. Alla fine non c’erano più né le risorse economiche né la volontà politica necessarie per continuare il servizio. Quello che un tempo era stato una soluzione venne lentamente superato da qualcos’altro.
Alla fine, mantenerla in funzione diventò semplicemente troppo costoso.
La funivia chiuse nel 1981, ufficialmente in modo temporaneo, ma non tornò mai più in servizio. Invece di rimuovere l’intero impianto, diverse stazioni e strutture vennero lasciate al loro posto.
La cabina
La stazione non è nemmeno ancora diventata una "vera" rovina, qualsiasi cosa significhi. L’edificio è ancora in condizioni tutto sommato discrete, ma in fondo non è molto più di una grande copertura rivolta naturalmente verso Sanremo, con alcuni locali chiusi che un tempo ospitavano gli impianti tecnici.
Il vero punto forte è la vecchia cabina lasciata sulla banchina. Rende la storia concreta e racconta un’epoca in cui la fiducia nella tecnica e nei grandi progetti infrastrutturali aveva ancora un ruolo centrale.

Non è una vera destinazione
Non è sicuramente un posto per cui valga la pena affrontare un lungo viaggio, a meno che non abbiate un interesse particolare per le vecchie funivie abbandonate. E se detestate gli edifici in rovina e le strutture arrugginite, probabilmente non è il luogo adatto a voi.
Ma se vi trovate in zona e avete un debole per gli impianti abbandonati e la storia locale, consiglio senza dubbio una piccola deviazione.
Per il resto, non c’è molto da spiegare.
Si cammina un po’ intorno. Si guarda. Si prova a immaginare che aspetto avesse il luogo quando la funivia era ancora in funzione, mentre ci si rammarica che nessuno abbia eliminato la vegetazione per restituire la vista completa su Sanremo. E poi si riparte.
Non è un posto in cui si trascorrono ore. Non c’è nulla che si debba assolutamente vedere. E non c’è nemmeno qualcuno che cerchi di spiegare che cosa si dovrebbe pensare del luogo.
E forse va bene così.
Perché è proprio questo a renderlo interessante. Il fatto che nessuno abbia cercato di trasformarlo in qualcosa. È semplicemente rimasto lì e spetta a ciascuno decidere se meriti o meno un po’ del proprio tempo.
Non consideratelo un’attrazione nel senso classico del termine. Piuttosto una piccola deviazione da cui tornare con una storia. Uno di quei luoghi che difficilmente si incontrano seguendo soltanto gli itinerari più ovvi lungo la costa.
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